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Quadriennale Romana

L’ultima edizione della manifestazione romana nasce in antitesi alla più blasonata Biennale di Venezia. In un confronto che non mostra rivalità, ma solo bisogno di compensazione, necessità di esplorare forme e linguaggi di un panorama sconfinato. Ognuna si mostra quindi come il corrispettivo dell’altra, nel tentativo di riassumere diversi modi di intendere e concepire il fatto artistico.

La vita. Quest’anno il tema principale della manifestazione è dedicato alla profonda varietà dell’esistenza. Come la kermesse veneziana, che aveva per motivo conduttore la morte, quella romana esplora tutte le appendici del tema principale. Una giostra di variabili che invade ogni aspetto del percorso creativo, per un arte che vuole invadere la vita quotidiana, esserne parte e principio ispiratore. Con la voglia di essere protagonista, l’esuberanza e la vitalità che le viene dall’esser dedicata a soggetti nati artisticamente negli ultimi venti anni.

La scatola nero di Lara Favareto posta quasi al termine dell’esposizione resta la migliore sintesi della mostra romana. La risata copiosa che ne scaturisce e riempie le sale del Palazzo delle Esposizioni è la sola traccia sonora della mostra. Violenta ed allo stesso modo gioviale, inneggiante alla vita e alle infinite possibilità concesse dall’ironia. Con l’intento di invitare ad un nuova concezione del lavoro artistico che richiama direttamente il gioco. Il gioco (ironico) che è anche nelle corde di artisti come Fulvio di Piazza e Maurizio Savini. Il primo con una foresta cromatica simbolo dell’ecosistema che cela una profonda minaccia. Compito dell’osservatore e la scoperta della minaccia stessa, che con la sua esistenza favorisce anche l’intermedialità dell’opera d’arte e le sue capacità d’interazione con lo spettatore: gioco nel gioco della manifestazione. Come per l’ orsetto rosa di Savini, che ci spinge ad osservarlo per scoprire proprio le nostre abitudini quotidiane. Nella loro semplicità il caposaldo del nostro vivere collettivo.

Di tutt’altro spessore è il gioco di artisti come Giuseppe Stampone e Adrian Paci. Stampone realizza uno specchio/schermo con collegamento diretto a Second Life. Altera così l’immagine dello spettatore, trasformandolo in un joker che nella sua spietatezza ricorda varibili di gioco altre dal piacevole divertimento. Con molto cinismo, ma anche con una capacità riflessiva di notevole livello. Per Paci vale il discorso opposto. La sua interattività è la vita di alcuni immigrati di colore che passano sulla sua videocamera. Impauriti, soli, su una scaletta di aereo che diventa il sinonimo di una condizione esistenziale definitiva: il nulla. Questo artista racchiude nel filo sottile dell’ironia le componenti più dure (a volte tragiche) del nostro quotidiano. Il suo punto di vista, freddo, da osservatore estraneo, finisce per rivelare parti sostanziali della esistenza. Magari anche giocando, perché come sembra leggere tra le righe della manifestazione l’arte è gioco e l’ironia è vita di per sé. Questa è la quindicesima edizione della Quadriennale Romana, cento artisti – oltre ai pochi menzionati – che vogliono comunicare un nuovo modo di fare e concepire l’arte. Che è vita, amore, gioia di diffondere il proprio fermento creativo.

Fino al 14 settembre 2008
Quadriennale d’arte 2008
a cura di Chiara Bertola, Lorenzo Canova, Bruno Corà, Daniela Lancioni e Claudio Spadoni
Palazzo delle Esposizioni
Via Nazionale, 194 – 00184
Orario: domenica e da martedì a giovedì ore 11-21; venerdì e sabato ore 11-23.30
Ingresso: intero € 8; ridotto € 6,50

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