Artista da sempre impegnato in difesa dei diritti civili e contro ogni tipo di violenza, lo scultore Giuseppe Gentili sara’ protagonista dell’antologica che in occasione dell’Assemblea Nazionale dell’Unicef, sara’ esposta nella sede del Comitato Nazionale Unicef a Roma fino al 12 aprile. Autore di opere come ”Don Chisciotte” o ”L’uomo di Sarajevo”, lo scultore donera’ una sua opera in bronzo all’Unicef e a favore dei progetti per i bambini.
Curata da Aldo Forbice, l’antologica dal titolo “Giuseppe Gentili. Poeta del ferro” vuole essere una panoramica dell’intensa attivita’ di Gentili, artista maudit e artigiano del ferro, capace di lavorare il ferro mescolando tecniche differenti come l’uso della fiamma ossidrica, mista alla fusione, ma anche di accorgimenti sperimentali.
Visitate il suo sito: Giuseppe Gentili
L’evoluzione della ricerca pittorica di Mino Delle Site in oltre cento opere, dal momento aeropittorico degli anni Trenta, a quello postcubista tra fine anni Quaranta e primi anni Cinquanta, alla successiva fase astratta. Questo il percorso espositivo curato da Domenico Guzzi per la monografica che, dal 7 al 26 aprile, la galleria Fabrizio Russo di Roma dedica all’artista scomparso nel 1996. Intitolata “Delle Site. Forme assolute della geometria”, l’esposizione mette in evidenza la complessa versatilita’ degli interessi culturali dell’artista e la volonta’ di operare, oltre l’ambito aeropittorico, in ogni settore del fare artistico.
Saranno esposti anche gli studi preparatori del ciclo di affreschi eseguito nel 1937 per la Casa dello Studente di Roma. Opera imponente in parte perduta durante la guerra e in parte imbiancata al termine del conflitto. “Delle Site - Forme assolute della geometria” restituisce un ritratto a tutto tondo dell’artista, meticolosamente seguito durante l’arco della sessantennale carriera. Le opere selezionate mostrano un artista impegnato a ridisegnare ogni aspetto della cultura tradizionale in nome della “Ricostruzione Futurista dell’Universo”. Convinto che ”nell’odierna civilta’ delle immagini” il disegno rappresenti ”uno dei mezzi piu’ idonei per comunicare”, Delle Site individua il proprio obiettivo ”nel toccare ogni campo della visualizzazione”.
Non a caso l’accostamento in mostra della produzione aeropittorica da cavalletto a numerose testimonianze della sua attivita’ nel campo della scultura, della pittura e decorazione murale, della grafica, dell’illustrazione, della cartellonistica pubblicitaria e del design. Delle Site realizzo’, inoltre, scenografie per la cinematografia d’autore, da Fellini a Blasetti a Rene’ Clair, e si diverti’ ad esplorare il campo della moda proponendo soluzioni come la giberna portatutto, l’odierno “marsupio”.
Se lo chiedete in giro, probabilmente in pochi sapranno rispondervi. Se provate a chiedere cosa sono i graffiti, riceverete le risposte più varie: qualcuno dirà che è vandalismo, qualcuno dirà che è arte, qualcun altro vi dirà che è malattia…
Beh, il writing (o graffitismo) è tutto questo, perché è uno stile di vita in cui sempre più giovani e meno giovani si riconoscono.
Il writing è parte di un mondo, la cosiddetta cultura Hip Hop, che si è affermato a partire dagli anni 80 - 90 prima negli Stati Uniti, poi in Europa ed infine il tutto il mondo.
In quegli anni, nel Bronx, gruppi di giovani per lo più di colore e ispanici lasciavano sui muri la loro TAG (firma in gergo), scegliendo spesso i vagoni della metro perche’ potessero essere notati il giorno dopo dal maggior numero di persone. Era il loro modo di dire “Esisto!” “Ci sono anch’io!”.
I primi a firmare la metro newyorkese e i muri dei ghetti furono Taki 183, Phase 2, Rammelzee, A-One, Lee e Cliff.
L’Hip Hop, e con esso il writing, ha poi travalicato l’Oceano, insediandosi in Europa, portando con se la protesta sociale che lo caratterizzava. Nei giovani delle periferie di Parigi, Roma, Berlino, Londra, questo movimento artistico e sociale viene utilizzato come collante per i giovani delle periferie più degradate prima, di tutta la città poi.
Ritornando al writing, in esso si distinguono più scuole, caratterizzate da stili differenti; abbiamo la “Vecchia Scuola” (old school) e la “Nuova scuola” (new school), quest’ultima ormai è preponderante e si sta sempre più diffondendo.
Ogni nazione si e’ poi creata uno stile sulla base dell’Hip Hop newyorkese considerato come un modello, un canone. L’Italia e’ l’ultima arrivata e, a differenza delle altre nazioni europee (Francia, Germania, Spagna, Olanda), non possiede ancora uno stile unificato, ma e’ molto frammentato: in ogni citta’ se ne e’ creato uno diverso. Solo ultimamente la scena Hip Hop italiana sta maturando, sta creando uno stile proprio e si sta espandendo.
Anche gli enti locali si sono accorti del fenomeno ed hanno reagito in maniera differente. Chi come il comune di Milano ha inasprito le pene e cerca di combattere il fenomeno con il cosiddetto metodo della “tolleranza zero” e chi, come il Comune di Roma o il Comune di Livorno, sta cercando di sensibilizzare i ragazzi che praticano quest’arte concedendo loro spazi appositi e legali, cercando di incanalare il fenomeno verso la via della legalità.
Per finire, ecco un piccolo glossario
per comprendere meglio la materia:
Tag: è la firma del writer, il nick name che lascia dipinto in giro per la città.
Bombz - Bocce: sono le bombolette spray utilizzate dai writer.
Marker: è il pennarello utilizzato dai writer per fare una tag veloce.
Pezzo - Pannello: è il cosiddetto graffito, di solito colorato e complicato, fatto soprattutto in posti legali poiché richiede un grosso dispendio di tempo.
Flop: è una sorta di “pezzo” veloce, solitamente non colorato o monocolore, fatto nei posti illegali.
Toy: letteralmente giocattolo, sarebbe il write alle prime armi; sono loro che solitamente sporcano di più la città.
Crew: gruppo di writer; oltre alla loro tag, molti dipingono anche la loro crew.
Yard: deposito di treni o metro dove si va a dipingere.
Hall of Fame: luogo, solitamente legale o comunque tranquillo, dove la crew si riunisce e crea dei pezzi complicati e di lunga realizzazione.
B-boyz & Fly girls: in gergo sono rispettivamente gli appellativi per ragazzi e ragazze.
Vedere la normalita’, raccontare il quotidiano. Questo il tema della settima edizione di FotoGrafia-Festival Internazionale di Roma che prendera’ il via dal 4 aprile. Fino al 25 maggio l’evento, promosso dal Comune di Roma e prodotto da Zoneattive, sara’ il luogo in cui si daranno appuntamento le proposte piu’ interessanti ed innovative del panorama mondiale, un imprescindibile punto d’incontro e di scambio per il sistema internazionale della fotografia.
Sempre piu’ ricco quest’anno il programma del Circuito del Festival che coinvolgera’ gallerie d’arte, Istituti di Cultura, Accademie, scuole e librerie. Dopo il grande successo della scorsa edizione anche quest’anno il Festival si propone di continuare ad analizzare e promuovere la fotografia italiana, in particolare quella che unisce il forte vissuto della nostra storia a quello dei singoli autori per approdare alla dimensione della quotidianita’, o meglio ancora al racconto del quotidiano.
Nucleo forte dell’evento sara’ il Palazzo delle Esposizioni, che ospitera’ le mostre piu’ importanti del Festival, oltre ad una ricca programmazione di eventi, proiezioni, letture di portfolio, presentazioni e incontri con protagonisti del mondo dell’arte italiana e internazionale. Il museo di via Nazionale sara’ il luogo che dara’ spazio anche ai giovani. Tra i tanti il fotografo Paolo Woods con un viaggio inchiesta nelle nuove terre di conquista africane; Leonie Purchas mostrera’ l’approfondimento del suo lavoro di condivisione della vita quotidiana con i nuclei familiari e Lucia Nimcova, vincitrice del primo Premio Internazionale FotoGrafia Baume & Mercier, presentera’ il lavoro che ha realizzato proprio grazie al Premio, che descrive l’utopistico sistema comunista attraverso la storia della sua citta’ natale Humenne, in linea con il tema scelto ‘Una storia del mio mondo’.
Altre informazioni: FotoGrafia

E’ morto il 31 Marzo scorso, all’età di 78 anni lo scultore e pittore marchigiano Giuseppe Uncini. Entrato in contatto a Roma con artisti fondamentali del panorama italiano (e ultra quotati sul mercato) quali Afro, Capogrossi, Cagli, Burri e Turcato, inizia la sua ascesa artistica nel 1958, con il primo “Cementoarmato“; il cemento diventerà poi un elemento essenziale e onnipresente nella sua ricerca artistica.