Se lo chiedete in giro, probabilmente in pochi sapranno rispondervi. Se provate a chiedere cosa sono i graffiti, riceverete le risposte più varie: qualcuno dirà che è vandalismo, qualcuno dirà che è arte, qualcun altro vi dirà che è malattia…
Beh, il writing (o graffitismo) è tutto questo, perché è uno stile di vita in cui sempre più giovani e meno giovani si riconoscono.
Il writing è parte di un mondo, la cosiddetta cultura Hip Hop, che si è affermato a partire dagli anni 80 - 90 prima negli Stati Uniti, poi in Europa ed infine il tutto il mondo.
In quegli anni, nel Bronx, gruppi di giovani per lo più di colore e ispanici lasciavano sui muri la loro TAG (firma in gergo), scegliendo spesso i vagoni della metro perche’ potessero essere notati il giorno dopo dal maggior numero di persone. Era il loro modo di dire “Esisto!” “Ci sono anch’io!”.
I primi a firmare la metro newyorkese e i muri dei ghetti furono Taki 183, Phase 2, Rammelzee, A-One, Lee e Cliff.
L’Hip Hop, e con esso il writing, ha poi travalicato l’Oceano, insediandosi in Europa, portando con se la protesta sociale che lo caratterizzava. Nei giovani delle periferie di Parigi, , Berlino, Londra, questo movimento artistico e sociale viene utilizzato come collante per i giovani delle periferie più degradate prima, di tutta la città poi.
Ritornando al writing, in esso si distinguono più scuole, caratterizzate da stili differenti; abbiamo la “Vecchia Scuola” (old school) e la “Nuova scuola” (new school), quest’ultima ormai è preponderante e si sta sempre più diffondendo.
Ogni nazione si e’ poi creata uno stile sulla base dell’Hip Hop newyorkese considerato come un modello, un canone. L’Italia e’ l’ultima arrivata e, a differenza delle altre nazioni europee (Francia, Germania, Spagna, Olanda), non possiede ancora uno stile unificato, ma e’ molto frammentato: in ogni citta’ se ne e’ creato uno diverso. Solo ultimamente la scena Hip Hop italiana sta maturando, sta creando uno stile proprio e si sta espandendo.
Anche gli enti locali si sono accorti del fenomeno ed hanno reagito in maniera differente. Chi come il comune di Milano ha inasprito le pene e cerca di combattere il fenomeno con il cosiddetto metodo della “tolleranza zero” e chi, come il Comune di o il Comune di Livorno, sta cercando di sensibilizzare i ragazzi che praticano quest’arte concedendo loro spazi appositi e legali, cercando di incanalare il fenomeno verso la via della legalità.


Per finire, ecco un piccolo glossario
per comprendere meglio la materia:

Tag: è la firma del writer, il nick name che lascia dipinto in giro per la città.
Bombz - Bocce: sono le bombolette spray utilizzate dai writer.
Marker: è il pennarello utilizzato dai writer per fare una tag veloce.
Pezzo - Pannello: è il cosiddetto graffito, di solito colorato e complicato, fatto soprattutto in posti legali poiché richiede un grosso dispendio di tempo.
Flop: è una sorta di “pezzo” veloce, solitamente non colorato o monocolore, fatto nei posti illegali.
Toy: letteralmente giocattolo, sarebbe il write alle prime armi; sono loro che solitamente sporcano di più la città.
Crew: gruppo di writer; oltre alla loro tag, molti dipingono anche la loro crew.
Yard: deposito di treni o metro dove si va a dipingere.
Hall of Fame: luogo, solitamente legale o comunque tranquillo, dove la crew si riunisce e crea dei pezzi complicati e di lunga realizzazione.
B-boyz & Fly girls: in gergo sono rispettivamente gli appellativi per ragazzi e ragazze.

Vediamo se riusciamo a stuzzicarti ancora: